La Manifestazione

La tradizionale festa patronale di San Savino a Ivrea si arricchisce quest’anno di eventi contemporanei per offrire a cittadini e turisti una pluralità di elementi aventi come unico grande palcoscenico la nostra città.

“Il Santo, i Cavalli, le Vie” vuole proprio evidenziare come questi tre ambiti siano i pilastri attorno a cui è stata concepita l’edizione 2024 ed è stata confermata l’edizione 2025.

Il Santo

Il 7 luglio Ivrea festeggia il suo Santo Patrono. Un santo assai conosciuto nell’Italia centrale: San Savino è nato, è vissuto e ha subito il martirio in Umbria e dalla sua Regione non si è mai mosso. A Ivrea non è mai venuto da vivo, ma ben seicento anni dopo la morte. Il Benvenuti, importante storico di fatti eporediesi, lo ritiene appartenente all’illustre famiglia romana dei Sabini. Fu vescovo di Spoleto e visse in quella città tra la fine del III secolo e l’inizio del IV. Egli esercitava con zelo la sua missione apostolica e operava larghe conversioni fra i pagani, cosicchè al tempo della decima e più terribile persecuzione contro i cristiani, quella iniziata da Diocleziano nel 303 e proseguita dai suoi successori per otto anni fino al 311, fu arrestato ad Assisi. Il prefetto Venustiano presentò a Savino e ai suoi diaconi un’immagine di Giove, ordinando loro di adorarla. Il vescovo Savino non solo si rifiutò di adorarla ma afferrò con ambe le mani la statua di Giove e la gettò per terra. Un gesto di sfida che fu immediatamente punito con il taglio delle sue mani. Fu poi condotto in carcere e qui fu visitato da molti fedeli cristiani. Tra gli altri venne a visitarlo una giovane matrona di nome Serena, la quale supplicò il vescovo Savino di fare qualcosa per il proprio nipote Prisciano che da molto tempo era cieco. Savino fece venire davanti a sé il giovane, gli tocco gli occhi con i moncherini e gli restituì immediatamente la vista. Intanto anche il prefetto Venustiano era stato colpito da una grave malattia agli occhi. Avendo saputo del miracolo compiuto da Savino, lo fece venire nel suo palazzo, gli chiese perdono della crudeltà usatagli e lo pregò di risanarlo. Savino non solo guarì Venustiano dalla sua malattia ma lo convertì al cristianesimo insieme alla sua famiglia. L’imperatore Massimiano, non appena venne a conoscenza del fatto, fece arrestare ed uccidere Venustiano e fece condurre Savino a Spoleto e allo scopo di intimidire i cristiani lo fece pubblicamente uccidere a bastonate. Serena, che già aveva custodito gelosamente le mani del martire, ne raccolse il corpo e lo fece seppellire poco fuori della città, ove poco tempo dopo gli spoletani edificarono una basilica.

Nel 950 il regno d’Italia, sorto dallo sfacelo dell’impero di Carlo Magno, comprendeva le regioni dell’Italia settentrionale e centrale, ad esclusione delle Venezie e dello Stato Pontificio, ed era retto da Berengario II, Marchese di Ivrea. I Marchesi di Ivrea erano anche Duchi di Spoleto e Berengario II aveva conferito quel Ducato al proprio figlio Corrado Conone. Ora, in quel periodo a Spoleto infieriva la peste e il Duca Corrado, per non rischiare di essere contagiato, si rifugiò a Ivrea portando con sé il corpo del santo martire Savino “per avere un potente intercessore del cielo”. Racconta sempre il Benvenuti che il corteo ducale fu fermato alle porte della città eporediese, dove un povero zoppo si raccomandò al Santo Savino e ottenne la grazia e guarì. Fu così che i cittadini di Ivrea andarono incontro al corteo che trasportava il Santo e lo scortarono fino in Cattedrale invocando e pregando con gran devozione il Santo il quale “rese immune questa città dalla serpeggiante pestilenza”. Fu allora che il Santo Savino venne proclamato Santo protettore della città di Ivrea.

Inizialmente il Santo Patrono veniva festeggiato a Ivrea il 24 gennaio, poi dal 1742 il Vescovo Mons. De Villa “a motivo dei ghiacci e nevi, che per solito ingombrano in tal tempo le strade”, ottenuta l’approvazione della Congregazione Romana dei Riti, spostò la festa al 7 di luglio.

E da allora il 7 luglio viene celebrata la ricorrenza di San Savino, Santo Patrono di Ivrea.

I cavalli

La città di Ivrea è fortemente legata ai cavalli e alcune sue storiche manifestazioni ruotano attorno a questo splendido animale. Il nome stesso della città, Eporedia – di origine romana su radice celtica – significherebbe proprio ‘stazione di cambio cavalli’. Nell’eporediese sono ancora oggi presenti molte scuole ippiche, alcune affiliate alla FISE (Sport Equestri), in cui i giovani possono avvicinarsi e appassionarsi alla monta. Durante la festa patronale di San Savino si svolge una secolare fiera equina, manifestazione che potrebbe già essere stata presente dal momento in cui le spoglie di san Savino arrivarono a Ivrea. Ancora oggi la Fiera Equina di Ivrea è una delle fiere equestri più importanti del nord Italia. La fiera si è svolta nel tempo in diversi punti della città, prima di arrivare alla attuale collocazione in Parco Dora: fino agli anni ’60 si svolgeva su Corso Botta, con i cavalli sul lato sinistro sotto le piante, e cadeva sempre il giorno seguente il 7 luglio, qualunque giorno fosse. In seguito alla costruzione del Foro Boario in Via Lago Sirio, la Fiera fu lì spostata e ci stette per oltre 20 anni. Alla fine degli anni ’80 il Foro Boario venne smantellato e la fiera fu spostata prima in Via Circonvallazione, poi al Circolo Ippico; questo sino al 1996, quando la fiera tornò nel centro storico, lungo Corso Botta e ai giardini pubblici. Vista l’importanza dell’appuntamento, nel 1984 venne formalmente istituito il Comitato Comunale per le Fiere. Inizialmente aperta anche ai bovini (come documentato da un manifesto del 1892), la Fiera Equina di San Savino ha avuto per molto tempo un ruolo prettamente commerciale, richiamando dai dintorni numerosi contadini, che venivano a Ivrea a comprare i cavalli per il lavoro nelle campagne. Con l’avvento dei mezzi motorizzati nell’agricoltura, la tipologia degli animali presentati in fiera si è man mano modificata, anche contestualmente alla nascente passione per i cavalli da carrozza, utilizzati durante il carnevale nei carri da getto e nelle sfilate. La cultura equestre radicata da tempo andò ad alimentare una vera e propria tradizione, che dagli anni ’80 ha visto sfilare tra le strade della città un numero sempre crescente di attacchi (singoli, pariglie e tiri a quattro) con legni originali o repliche, finimenti per la maggior parte realizzati dai fratelli Moirano – famosi in tutto il mondo per le loro creazioni artigianali. Se inizialmente le razze più presenti erano iugoslave, ungheresi e da tiro pesante rapido, attualmente si è passati a razze più eleganti in particolare olandesi, tipo Gelderland e frisoni. Durante la fiera, una qualificata giuria valuta morfologicamente i soggetti delle varie razze presentati sui ring, singolarmente o in coppia, stilando una classifica. I vincenti delle varie categorie partecipano al “Best in Show”, quando viene scelto il soggetto più bello di tutta la manifestazione.

Le vie e la contaminazione artistica

La festa patronale di San Savino rievoca e affonda le proprie radici nella tradizione cittadina più sentita. Un appuntamento atteso e partecipato che sottolinea il legame forte tra cittadini e territorio e che ogni anno si rinnova con un programma che unisce eventi religiosi e appuntamenti collettivi tra spettacoli, gastronomia e cultura.

Una festa di tradizione che vive nel contemporaneo rinnovandosi di anno in anno. Se da un lato a partire dall’ edizione del 2024, si sono introdotte alcune novità in termini di comunicazione per traghettare la forza della storia locale verso il futuro e le nuove generazioni, dall’altro si continuano a proporre spettacoli ed eventi che, muovendo dal passato, tengono “lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

Se volessimo racchiudere in uno slogan l’essenza di questa edizione della Festa di San Savino, dovremmo completare il claim Il Santo, i Cavalli, le Vie aggiungendo “il futuro e la tradizione”.

Le vie diventano teatro a cielo aperto in cui la contaminazione è protagonista assoluta, il teatro diventa gioco e il gioco azione teatrale, e la mescolanza tra culture musicali diventa un nuovo genere in grado di fondere jazz, musette e tradizione Sinti, creando un ponte nuovo tra la cultura americana e quella europea.

Un grande evento dove i protagonisti sono la città e i cittadini, in grado di fondere insieme la tradizione religiosa in onore del Santo Patrono, la fiera equina di rilevanza nazionale ed eventi culturali e artistici in una grande festa popolare.